Visualizzazione post con etichetta primarie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta primarie. Mostra tutti i post

lunedì 2 gennaio 2012

POL - Pd, Migliavacca: Possibile 'lodo Scalfari' a livello regionale


Roma, 26 ott (Velino) - Pierluigi Bersani 53,3 per cento, Dario Franceschini 34,4 per cento, Ignazio Marino al 12,3 per cento. Questo è l’esito delle primarie dopo che sono stati scrutinati il 73 per cento dei seggi. In termini assoluti Bersani ha ottenuto 1.080.532 voti, Franceschini 697.759, mentre Marino si è fermato per ora a 249.784 voti. Il totale delle schede bianche o nulle è 33.807 pari all'1,6 per cento. Con la proiezione lineare su questi seggi gia' acquisiti porta ad una stima di 2.826.114 votanti. Per quanto riguarda i segretari regionali, lo scrutinio vede una situazione incerta tra i due candidati maggiori Bersani e Franceschini soltanto in Sicilia, Veneto, Puglia e Lazio. In quest’ultima regione si è rovesciato il risultato uscito dalle assemblee congressuali, che aveva visto un leggero vantaggio per Roberto Morassut, candidato della mozione Franceschini, costretto ora ad inseguire lo sfidante bersaniano Alessandro Mazzoli. Il senatore Stefano Ceccanti da facebook spiega che “il numero dei seggi è preassegnato ad ogni regione (per il nazionale) e ad ogni provincia (per il regionale) sulla base dei voti Pd e dei residenti, se un candidato supera di poco il 50 per cento in voti perché c'è stato un stato un afflusso sproporzionato in qualche parte, potrebbe non aver preso il 50 per cento più uno dei seggi, rendendo necessario il voto in Assemblea”.

Il senatore precisa anche che nulla può sovvertire il risultato sul piano nazionale, ma “a rovescio non si può escludere che un candidato segretario regionale col 48-49 per cento dei voti non abbia già vinto in seggi”. Maurizio Migliavacca, responsabile della Commissione nazionale per le Primarie, nel corso di una conferenza stampa, ha spiegato che il “lodo Scalfari” a livello regionale in teoria è applicabile ma ''innanzitutto vale lo statuto, e cioè laddove nessun candidato abbia superato il 50% si deve procedere al ballottaggio all'assemblea regionale; questo e' obbligatorio. Naturalmente - ha concluso - prima di questo c'è lo spazio per la politica, per accettare o meno l'applicazione di questo ''Lodo''. Ma questo non è compito della Commissione nazionale stabilirlo''.

(spk) 26 ott 2009 19:17

POL - Pd: Franceschini non rinuncia a Idv, Parisi è pronto a votarlo

Roma, 23 ott (Velino) - “Ho scelto Touadi perché è in Italia dal 1970, ha preso la cittadinananza nel 1986 e ha tre lauree, ma anche perché è nero”. Da ieri pomeriggio Dario Franceschini motiva così la candidatura di Jean Leonard Touadi, deputato ed ex assessore al comune di Roma, a vicesegretario del Partito democratico. Ma questi ultimi due giorni di campagna elettorale possono essere decisivi per una possibile rielezione dell’attuale segretario del Pd perché questa volta “siamo riusciti a fare delle primarie inedite perché nelle primarie per Romano Prodi e per Walter Veltroni l’esito era scontato. Questo, invece, è un confronto vero, anche con qualche asprezza”, ha dichiarato ieri Franceschini nel corso di un convegno sul bipolarismo organizzato a Roma dai suoi sostenitori. Tra questi il costituzionalista Augusto Barbera, primo firmatario del manifesto in favore del bipolarismo secondo cui è fondamentale mantenere le primarie, non tornare indietro rispetto all’idea di un partito a vocazione maggioritaria e, in ultima istanza, impedire che vinca Pierluigi Bersani e che riproponga il modello tedesco solo per accontentare l’Udc di Pierferdinando Casini.

Un concetto quest’ultimo ribadito anche dallo stesso Franceschini secondo cui “se si appalta a qualcuno il compito di parlare al centro, ad altri si appalta l’elettorato di estrema sinistra, ad altri ancora l’elettorato ambientalista, è la fine del Pd. “Ma – ha aggiunto ieri il segretario – nessuno dice che non bisogna fare le alleanze, le alleanze vanno fatte attorno a una reale condivisione del programma. Voglio capire perché si dice di aprire a tutti i partiti, eccetto a Di Pietro che fra tutti gli altri partiti di sinistra è l’unico che ha l’otto per cento…”. Ma ieri è stata l’occasione per capire a chi consegnerà il suo voto Arturo Parisi, che proprio ieri ha posto dieci domande sul Fatto quotidiano ai tre candidati e ha avuto risposta dal solo Franceschini. Interpellato dal VELINO a margine del convegno al quale era presente tra il pubblico, Parisi ha dichiarato che non ha ancora deciso con chi schierarsi, ma Franceschini “per il momento su alcune cose mi ha convinto”. Tra il pubblico era presente anche il senatore Enrico Morando che ha confermato di aver già iniziato ad espellere gli iscritti campani sospetti di infiltrazione mafiosa all’interno del partito e che la vicenda “è solo all’inizio”.

(spk) 23 ott 2009 17:09

POL - Pd, Bettini: Se vince Bersani si azzera il Pd


Roma, 22 ott (Velino) - Il deputato Michele Meta, la giornalista Barbara Palombelli e Goffredo Bettini. Ieri pomeriggio all’Etoile di Roma era presente tutto il gotha della sinistra che ha governato la capitale nel quindicennio iniziato nel ‘93 con la vittoria di Francesco Rutelli e finito nel 2008 con la sconfitta sempre dello stesso Rutelli, ricandidatosi dopo la parentesi veltroniana. L’occasione è stata data dalla presentazione del libro Pd anno zero di Goffredo Bettini, principale sponsor della candidatura del senatore Ignazio Marino alla segreteria del Partito democratico, presente come ospite sul palco. E lo scopo sottinteso era quindi con tutta evidenza quello di sponsorizzare la candidatura di quest’ultimo in vista delle primarie di domenica 25 ottobre. La presentazione di questo libro è stato il pretesto non solo per ricordare i fasti del “modello Roma”, ma anche per fare un punto di autocritica sui primi due anni di vita del nuovo partito. Tra gli invitati a parlare anche Fausto Bertinotti, ex leader di Rifondazione Comunista, che non ha esitato a polemizzare con Goffredo Bettini imputando proprio al Partito democratico e all’idea della vocazione maggioritaria la sconfitta della sinistra radicale alle Politiche del 2008.

Bettini, dal canto suo, ha invece rivendicato la scelta di fondare un partito, il Pd, che avesse una vocazione maggioritaria, una struttura aperta e che andasse oltre i vecchi steccati. Così non è stato, ha spiegato Bettini, che ha tenuto però a precisare che il 33 per cento preso dal Pd nel 2008 era un’ottima base da cui partire per creare una vera forza riformista, ma gli apparati di partito hanno prevalso ancora una volta e che alla fine lui ha deciso di dimettersi da tutti gli incarichi e persino dal Parlamento. E il problema del Pd, secondo Bettini, è proprio questo: dopo tutta una serie di sconfitte la classe dirigente del partito non è cambiata, non c’è stata autocritica e se oggi dovesse vincere Bersani “ci sarebbe l’azzeramento del Pd. Ci sarebbe un, seppur legittimo, passo indietro rispetto all’idea originaria del partito”.

(spk) 22 ott 2009 11:21

POL - Pd, Ignazio Marino sempre più "terzo incomodo"


Roma, 19 ott (Velino) - Ignazio Marino non ci sta. Il senatore-medico, forte del grande successo di critica e di pubblico ottenuto durante il dibattito di venerdì, rimane fermo nella sua posizione: niente “lodo Scalfari”. Da una parte c’è la volontà di voler essere l’ago della bilancia, ma dall’altra c’è la necessità di smarcarsi dai due principali sfidanti proprio per poter essere l’ago della bilancia. Insomma il trapiantologo genovese sa che se il 25 ottobre vuol ottenere un risultato soddisfacente deve giocare da battitore libero e raggiungere così il voto dei delusi e degli scontenti del Pd che lo hanno osannato via web. Marino ha capito che per poter essere determinanti non si deve cedere terreno né a Bersani né a Franceschini sul tema della laicità, principale punto del suo programma. Lo scopo è puntare sul voto dell’elettorato laico che, in occasione delle assemblee congressuali, gli ha decretato un enorme successo nelle grandi città. Qualora le primarie dovessero confermare una crescita della mozione Marino, anche se non fosse determinante, ma soltanto significativa (poniamo il 20 per cento), si porrebbe il problema dell’applicazione del “lodo Scalfari”.

Per Pierluigi Bersani e Dario Franceschini a quel punto si porrebbe il problema di come tener conto di una così importante fetta di elettorato che non vuole “inciuci” tra oligarchie di partito. A fine estate i due principali sfidanti si erano detti contrari a protrarre la campagna di tesseramento perché il regolamento doveva essere rispettato. In un momento in cui il centrosinistra fa della “questione morale” un must chiedere ai propri elettori di chiudere un occhio di fronte al rispetto di una regola è alquanto sconveniente sia per Bersani che per Franceschini. Questo è solo uno dei motivi per cui la candidatura di Marino può essere moltiplicatore di tensioni e divisioni. Se infatti non è intenzioni di Marino quella di creare una corrente laica all’interno del Pd, è anche vero che la sua componente potrebbe impedire l’accordo tra Pd e Udc, al punto tate da compromettere l’esito delle regionali 2010.

(spk) 19 ott 2009 19:07

POL - Pd, Alleanze e laicità i temi del confronto tra i tre candidati


Roma, 16 ott (Velino) - Il confronto tra i tre candidati alla segreteria del Partito democratico trasmesso su Youdem si trasforma in scontro. A nove giorni dalle primarie vengono al pettine tutti i nodi ancora irrisolti, a partire non solo dal “caso Paola Binetti” o al tema delle alleanze, ma a cominciare proprio dal ruolo delle primarie stesse. Se per Ignazio Marino il “lodo Scalfari” è una soluzione che arriva in largo ritardo, per Bersani il sistema delle primarie è da ripensare, troppo barocco, ma il congresso è stato un’occasione per far dibattere oltre 450 mila iscritti. Franceschini, invece, continua a difendere la scelta delle primarie, forse confidando ancora in questo secondo turno per raggiungere la vittoria. Ritorna più volte il tema della laicità legato a quello delle alleanze e al classico ritornello del centrosinistra con o senza trattino. Le posizioni sono ormai note: Bersani è favorevole ad un’alleanza con l’Udc, ma anche con tutte le forze d’opposizione in Parlamento, Franceschini teme il ritorno di un”grande centro” che minerebbe il bipolarismo, l’unica conquista condivisa col centrodestra. Marino, “il terzo incomodo” ormai fuori dalla partita si pone come strenuo difensore della laicità, non solo si mostra contrario ad una apertura al partito di Casini, ma attacca nuovamente la compagna di partito Paola Binetti per aver votato assieme al Pdl sull’omofobia. Su quest’ultimo punto è chiara la posizione di Franceschini: la soluzione è l’espulsione, mentre Bersani ritiene che il problema risieda nella mancanza di regole certe.

E' scontro anche sul conflitto d’interressi. Continua il rimpallo di responsabilità fra i tre candidati. Bersani non esita a definire un grave errore l’aver aperto un dialogo con il premier, mentre Marino porta l’esempio degli Stati Uniti dove un premier come Berlusconi, secondo il suo giudizio, non avrebbe potuto governare e anche su questo sferra un altro attacco a Franceschini, che difende la sua gestione e ricorda che lui 12 anni fa non era neppure in Parlamento. La parola fine a questa lunga campagna elettorale, durata quasi 100 giorni, spetterà agli elettori che si recheranno nei gazebo il 25 ottobre prossimo, ma per il momento si prospetta una riapertura del “cantiere dell’Ulivo”.

(spk) 16 ott 2009 18:41

POL - Pd: bioetica, conflitto d’interessi, alleanze nel confronto tra big

Roma, 16 ott (Velino) - L’atteso confronto – in corso al teatro dell’Acquario di Roma – tra i tre candidati alla segreteria Pd rispecchia le previsioni della vigilia: il vincitore della contra tra gli iscritti, Pier Luigi Bersani, difende e prova consolidare la posizione conquistata, Dario Franceschini lo incalza e tenta di ribaltare i pronostici in vista delle primarie del 25 ottobre, l’outsider Ignazio Marino si smarca da entrambi i rivali muovendosi agilmente sul terreno della laicità e delle alleanze il senatore-chirurgo sbarra la strada ad accordi con l’Udc stipulati allo scopo di vincere o almeno contenere il passivo alle Regionali). Franceschini difende la credibilità della sua candidatura sottolineando che è sceso in campo “per amore per il partito in un momento di difficoltà. Ho cercato di avere collegialità, di decidere votando. Non ho più convocato ‘caminetti’, ho sciolto il governo ombra. Vorrei che riconoscessimo di aver commesso errori in questi due anni, ma non mettiamo in discussione il progetto”. Rilanciando slogan intonati al rinnovamento, Franceschini chiede “ai giovani volontari con curriculum straordinari: perché non siete voi i dirigenti del partito? Una parte della squadra se farò il segretario sarà fatta da chi merita, non da chi conosce. Io non avrei mai accettato di fare Bassolino capolista”.

Per Bersani “servono cambiamenti nel partito, a cominciare dalla struttura e nel messaggio della società. Io non sono per il partito di un uomo solo, penso a una comunità di protagonisti, non a un collettivo di supporters per il leader”. Il vincitore della prima fase congressuale segnala che “bisogna partire dal territorio, radicarsi e selezionare la classe dirigente. Rinnovare non per simboli, non prendendo un giovane. Cercando di mettere in campo una generazione che c’è già”. A Sergio Chiamparino, che spesso ha criticato il partito, Bersani dice: “È ora di dare una mano, questo partito è l’unica speranza di questo paese, lavoriamoci tutti in unità e in amicizia”. Al Pd gestione Veltroni (in cui Franceschini ricopriva il ruolo di vice), Bersani rimprovera che “questa legislatura l’abbiamo iniziata chiacchierando con Berlusconi ed io credo che questo sia stato un errore. Noi abbiamo il compito di fare un’opposizione seria. Il più grande antiberlusconiano è quello che lo manda a casa”. Quanto a temi etici, “uno Stato che non fa una legge sulle unioni civili – esemplifica Bersani - non è uno Stato laico. Come muoio io non lo decide né Gasparri né Quagliariello né il 50 per cento del Parlamento. La Binetti è un tema vecchio, l’ho detto prima: servono regole certe e se uno sgarra uno, due tre volte alla fine vai fuori”. Per Marino, “ognuno ha il diritto di poter indicare a quali terapie vuole essere sottoposto e a quali no”. Marino si esprime inoltre a favore delle adozioni per i single e sul caso Binetti osserva: “Doveva essere risolto due anni fa quando votò contro la fiducia al governo Prodi”.
In ogni caso, ricorda Bersani, il Pd fa un congresso “non perché abbiamo delle beghe ma perché tutti i partiti democratici fanno un congresso. Solo i partiti che hanno un padrone non lo fanno”. Vivace lo scambio di battute Marino-Bersami sul conflitto d’interessi. “Vuoi vedere che è colpa mia che stavo in America che 12 anni fa non è stata fatta la legge sul conflitto di interessi?”. “Ignazio, sai benissimo che 12 anni fa non ero nemmeno in Parlamento”, risponde Franceschini. Sul capitolo primarie è Bersani a difendersi dalle critiche interne: “Sono un’esperienza della quale sono convintissimo, forse il problema è di perfezionarle perché non si rovinino”. In quell’occasione “i cittadini decideranno” e faranno in modo “che si affermi uno di noi in prima battuta”. Se questo non accadrà ci sarà il ballottaggio “e le regole dello statuto vanno rispettate”, ma “la responsabilità della politica è tenere in massimo conto quello che diranno gli elettori”.

(udg/spk) 16 ott 2009 16:37